Design thinking applicato al dashboard design

Avete già sentito parlare di Design Thinking ma non sapete bene in che cosa consiste? E che cosa ha a che fare con il dashboard design? 

Il termine Design Thinking, fa riferimento ad un modello progettuale utilizzato per risolvere problemi complessi impiegando una visione e una gestione creative, che consente a tutte le persone coinvolte nel processo di contribuire alle soluzioni. È considerato un approccio democratico capace di mobilitare tutte le risorse aziendali in quanto è centrato sulla persona e sulla sua capacità di sviluppare un pensiero sia come soggetto ideatore sia come destinatario del progetto.

Vediamo come può essere applicato al dashboard design.

Progettare strumenti che aiutano a decidere

Una dashboard non è semplicemente un insieme di grafici o visualizzazioni. È, prima di tutto, uno strumento decisionale. Serve ad aiutare gli utenti a orientarsi tra i dati, capire cosa sta succedendo e scegliere come agire.

È qui che entra in gioco il design thinking, un approccio progettuale diffuso dall’Institute of Design di Stanford, che sposta il focus da cosa mostrare a come aiutare le persone a capire. È un modo concreto per creare dashboard in grado di generare valore.

Il Design Thinking deve il suo nome al fatto di essere basato sui principi del design strategico. Il processo e gli strumenti sono inspirati a quelli adottati dai designer per lo sviluppo di idee creative, la loro selezione e verifica.
Questa metodologia aumenta la capacità delle organizzazioni di prendere decisioni strategiche efficaci e redditizie, creando condivisione e “benessere” per tutti i suoi stakeholder, interni ed esterni.

A livello di contenuti, l’obiettivo del Design Thinking è quello di identificare una soluzione innovativa ad un problema, che soddisfi 3 criteri fondamentali: gradimento (del mercato o degli attori), fattibilità e redditività o sostenibilità economica.

Il processo di Design Thinking

Il design thinking comprende 5 passaggi chiave, codificati e proposti nel 2005 da David Kelley: empathize, define, ideate, prototype e test, che aiutano a strutturare il lavoro progettuale. Non sono fasi rigide, ma punti di vista complementari.

Vediamo cosa significano concretamente quando si applicano alla progettazione di una dashboard.

Flusso Design Thinking & dashboard design: passaggi e step
Design Thinking: 5 step

1. Empathize (Empatizzare)

Capire le persone prima dei dati

In questo contesto, empatia significa osservare il modo in cui gli utenti lavorano: come prendono decisioni, quali informazioni cercano, dove incontrano ostacoli o rallentamenti. In questo modo sarà molto più semplice individuare i bisogni reali degli utenti.

Un dataset ben strutturato, da solo, non basta a creare una dashboard di valore: è necessario comprendere prima i bisogni reali e il contesto decisionale in cui verrà utilizzata.

Alcuni metodi pratici che puoi applicare in questa fase sono:

  • Intervista contestuale: parlare con l’utente mentre sta lavorando per osservare decisioni e difficoltà nel momento in cui emergono
  • Shadowing: osservarlo durante una giornata tipo per comprendere come viene consultata la dashboard
  • Journey map: schema che racconta passo-passo il processo decisionale e i punti di frizione

2. Define (Definire)

Trasformare il disordine in un problema chiaro e strutturato

Le informazioni e i dati con cui ci troviamo a lavorare sono spesso complessi, numerosi e disordinati. Quando il problema resta vago, anche la soluzione tende a esserlo. Formulare domande precise è ciò che permette di progettare dashboard realmente utili. Abbiamo bisogno di sapere precisamente chi è l’utente, di cosa ha bisogno e in quale contesto.

Ad esempio:

La responsabile commerciale deve capire in pochi minuti quali clienti stanno calando, così da poter intervenire rapidamente.

Una definizione simile è in grado di creare delle priorità, aiutando a distinguere ciò che è essenziale da ciò che non lo è.

In questa fase, possono essere utili alcuni strumenti come:

  • Point of View (POV): una frase sintetica che definisce utente, bisogno e motivazione 
  • How Might We…: domande progettuali che hanno l’obiettivo di trasformare il problema in opportunità (“Come potremmo…?”)

3. Ideate (Ideare)

Generare alternative prima di scegliere

La prima idea è spesso la più immediata, ma raramente è anche la più efficace. Ampliare il ventaglio delle opzioni aiuta a mettere in discussione le ipotesi iniziali e a scoprire soluzioni più mirate.

Nel dashboard design questo significa rimandare l’apertura del tool per sviluppare e dedicare tempo alla struttura: pensare a layout diversi, gerarchie informative alternative, modi differenti di raccontare gli stessi dati.

Per farlo, possono essere utili alcuni esercizi veloci:

  • Crazy 8s: disegnare rapidamente otto varianti di layout in pochi minuti, per forzare la diversificazione delle idee 
  • Sketch su carta: bozzetti a bassa fedeltà che permettono di concentrarsi su contenuti e priorità, non sull’estetica 
  • Matrice 2×2: confrontare le soluzioni lungo due dimensioni (ad esempio semplicità vs dettaglio) per chiarire compromessi e scelte
Design thinking nel dashboard design: bozzetto - mock up low fidelity
Bozzetto - mockup low fidelity

4. Prototype (Prototipare)

Rendere le idee visibili il prima possibile

Prototipare non significa sviluppare la soluzione finale, ma rendere visibile un’ipotesi per poterla discutere, verificare e migliorare. L’obiettivo non è la precisione, ma la chiarezza: creare qualcosa di abbastanza concreto da poter essere condiviso e compreso. Fornire una ‘bozza’ a utenti o stakeholder consente di raccogliere feedback, correggere la struttura e rivedere le priorità, prima di investire tempo nello sviluppo definitivo.

Per farlo, possono essere utili alcuni strumenti come:

  • Wireframe low/high-fidelity: una struttura più o meno essenziale che definisce gerarchie e contenuti
  • Mockup cliccabile: una simulazione di navigazione per testare flussi, interazioni e call to action
  • Storyboard: una sequenza che racconta come la dashboard verrà usata in una situazione reale
Design thinking nel dashboard design_mock up high fidelity
Mockup high fidelity

5. Test (Testare)

Verificare con gli utenti reali

La fase di test serve a mettere alla prova le ipotesi progettuali in condizioni reali, è di fondamentale importanza osservare come le persone utilizzano la dashboard. Sono i loro comportamenti: esitazioni, errori e domande a indicare cosa è davvero chiaro e cosa invece richiede ancora lavoro. Se una visualizzazione necessita di spiegazioni, probabilmente non è ancora abbastanza efficace.

Per questo motivo è utile esporsi al confronto il prima possibile, mostrando il prototipo e verificando quali informazioni emergono e quali restano nascoste.

Questi sono alcuni strumenti che possono aiutare a strutturare questa verifica:

  • Think aloud test: l’utente utilizza la dashboard verbalizzando ciò che pensa, rendendo visibile il suo processo mentale 
  • Task test: si assegnano piccoli compiti concreti (ad esempio “individua il cliente con il calo maggiore”) per capire se l’interfaccia supporta davvero l’azione 
  • Five second test: si osserva cosa viene compreso o ricordato dopo una rapida esposizione

Cosa cambia davvero?

Alla fine, applicare il design thinking alla creazione di dashboard cambia soprattutto la prospettiva: non si progettano grafici, ma decisioni. Quando ogni elemento ha uno scopo preciso, la dashboard diventa più chiara e utile.

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Var Group Data Science Team
Questo articolo è stato scritto e redatto da uno dei nostri consulenti.

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